Quando la danza contemporanea parla il linguaggio del presente, spesso lo fa attraverso le istituzioni che investono su nuove generazioni e nuove pratiche. In questa direzione va una notizia che interessa chi vive la danza come professione, formazione o semplice passione: sono online i bandi internazionali di Biennale College Danza 2026, con scadenza fissata al 26 gennaio 2026.
Che cos’è Biennale College Danza
Biennale College è, da anni, uno dei programmi più riconoscibili in Europa per selezionare giovani interpreti e coreografi e inserirli in un percorso intensivo che mescola training, ricerca e creazione. Per il 2026, La Biennale indica un impianto molto chiaro: un’esperienza “immersiva” a Venezia che punta a far crescere non solo la tecnica, ma anche la capacità di stare dentro processi complessi, collaborativi e interdisciplinari.
Numeri, età e selezione
I bandi 2026 prevedono la selezione di:
- 16 danzatori/danzatrici tra 18 e 28 anni
- 2 coreografi/e under 30
A guidare la selezione è Wayne McGregor, indicato nel comunicato come al sesto anno di direzione, un dettaglio che conferma continuità e una linea curatoriale ormai riconoscibile: sperimentazione, dialogo tra corpo e pensiero, attenzione alla contemporaneità.
La residenza: tre mesi a Venezia (con un calendario preciso)
Uno dei punti forti della notizia sta nella concretezza: per chi viene selezionato non si parla di un workshop “mordi e fuggi”, ma di tre mesi di residenza, dal 13 maggio al 1 agosto, con un programma che culmina durante il 20° Festival Internazionale di Danza Contemporanea, in calendario dal 17 luglio al 1 agosto 2026.
Il dettaglio che fa rumore: pratiche coreografiche, performative e… intelligenza artificiale
Nel testo ufficiale compare un passaggio particolarmente interessante per chi segue l’evoluzione della scena: una residenza introduttiva focalizzata sul “Physical Thinking” con pratiche coreografiche, performative e di intelligenza artificiale.
In altre parole, la Biennale non tratta l’AI come gadget, ma come parte di un ambiente di ricerca: può voler dire strumenti per analizzare pattern, generare spunti compositivi, immaginare nuovi rapporti tra gesto e informazione. La danza, da sempre, è un’arte del corpo; oggi diventa anche un’arte del corpo-in-relazione: con dati, immagini, suoni, ambienti.
Cosa faranno i selezionati: creazione, site-specific e nuove commissioni
Il programma elenca diverse attività:
- un percorso collaborativo con tecniche di produzione e composizione;
- due nuove creazioni commissionate dalla Biennale;
- un laboratorio di ricerca con esito site-specific;
- due brevi creazioni originali dei coreografi selezionati, presentate durante il Festival.
È un modello che rispecchia bene la danza di oggi: non solo “fare una coreografia”, ma imparare a stare in un sistema di lavoro reale, dove contano tempi, produzione, dialogo artistico e relazione con gli spazi.
Perché è una notizia importante (anche se non sei un “addetto ai lavori”)
Perché racconta una tendenza netta: la danza contemporanea sta diventando sempre più formazione + ricerca + produzione, in un unico flusso. E quando un’istituzione del calibro della Biennale dichiara esplicitamente un interesse per pratiche ibride (anche con l’AI), manda un segnale: il futuro della scena non sarà “solo” più virtuoso o più spettacolare, ma più capace di leggere il nostro tempo.
